Rosa Alice Branco e lo spirito concreto delle parole – Valeria Tocco [IT]

«La mia poetica può essere intesa quale apologia del corpo nel mondo, in cui il corpo funziona come un sistema aperto in un costante processo di importazione e conseguente trasformazione. Il meraviglioso operatore di questo passaggio è soprattutto la pelle, sufficientemente consistente da costituire una “superficie” delimitante e sufficientemente porosa da lasciar entrare all’interno il mondo in modo tattile».
in Floriano Martins, Um Encontro com Rosa Alice Branco
(www.jornaldepoesia.jor.br)

 

Nata ad Aveiro nel 1950, Rosa Alice Branco, poetessa, saggista e traduttrice, riccercatrice, ha studiato a Porto e ha conseguito il Dottorato a Lisbona con una tesi in filosofia della conoscenza sulla teoria della percezione. In questo campo di ricerca, ha fornito contributi notevoli, quali A Percepção Visual em Berkeley (Fundação Eng. António de Almeida, Porto, 1998), o O que falta ao Mundo para ser Quadro (Limiar, Porto, 1993), o ancora A Condição Secreta do Visível – A Percepção na Natureza e na Arte (Ed. Escrituras, São Paulo, 2009), oltre che a saggi e articoli. Attualmente insegna Teoria della Percezione alla Scuola Superiore di Arte e Design di Matosinhos ed è membro dell’ Instituto de Design, Media e Cultura (ID+) delle Università di Aveiro e Oporto.

Membro del PEN Club portoghese, condirettrice delle compiante riviste di poesia «Limiar» e «Figuras», Rosa Alice Branco ha pubblicato in Portogallo numerosi libri di versi, l’ultimo dei quali è O Gado do Senhor (2011), che aveva vinto, nel 2009, il XVII premio di poesia Espiral Mayor per l’opera inedita. Inoltre, ha organizzato incontri di poesia (come le varie edizioni di “Em Voz Alta” a Oporto o di “Talábriga” ad Aveiro), e promuove dibattiti e pubblicazioni sulla letteratura e anima un seminario di traduzione in Corsica. È tradotta e pubblicata in riviste e miscellanee di diversi paesi: in Italia, è tra le poetesse dell’antologia Immagini del femmile (ETS, Pisa, 2010).

Forse proprio grazie ai suoi studi in campo cognitivo Rosa Alice Branco ci regala una poesia densa, che fa emergere dalle parole il lato nascosto del sé e della realtà che ci circonda, in un costante processo di osmosi tra lo spazio esterno e l’immagine di esso reinterpretata dalla sensibilità: «In ogni processo percettivo esiste una ego-ricezione, poiché i sensi sono naturalmente predisposti verso la nostra interiorità e verso l’esteriorità mondana. Della visione possiamo dire che vediamo vedendoci. Esiste sempre una sensazione di noi stessi, del nostro corpo, in tutto ciò che percepiamo e facciamo». In questo modo, Rosa Alice Branco attraverso l’atto poetico cerca di «rendere l’invisibile visibile», di «convocare le cose» finite, che contengono e rappresentano una parte – seppur minuscola – dell’infinito, per cercare di «portare alla luce ciò che sembra condannato all’ombra». È per questo che le sue poesie parlano di e partono dal quotidiano, particolare, individuale: un dettaglio apparentemente insignificante, un dettaglio “di superficie”, quando dovutamente messo a fuoco, interiorizzato e trasfigurato in oggetto di sensazione tramite il passaggio attraverso la sua ricezione multisensoriale da parte del soggetto, permette di attingere una prospettiva ontologica sulla vita che l’atto di scrittura cerca di comunicare e condividere. Bene afferma, a mio vedere, Xosé María Álvarez Cáccamo: «Rosa Alice Branco […] dietro alla sua esaustiva collezione di istanti, quale fondamento del campionario indefesso di sfumature e angoli di prospettiva, costruisce il testo di una esperienza sensitiva, emotiva ed etica che verbalizza il desiderio della conoscenza totalizzante» (Rosa Alice Branco. La pasión compartida, in http://soletrarodia.com/press).

In questa “collezione di istanti” su cui si soletrar/‘sillabare’ il mondo, non manca la riflessione sull’atto creativo in sé e sulle modulazioni e modalità della propria arte poetica. E non manca una sottile vena umoristica, l’ammiccamento al banale, i temi fondamentali come la morte, il senso della vita, lo scorrere del tempo che emergono dalla visone di valigie, giacche, uffici, quadri e dai suoni – siano essi note musicali siano essi clacson o risate. E Rosa Alice riesce a comunicare questa intersezione, questa transustanziazione del mondo circostante in mondo di sensazioni attraverso il sapiente uso delle figure retoriche, sulle quali primeggiano paranomasie, figure etimologiche, sinestesie e ipallagi: anche le parole assumono, dunque, una corporalità che le trasfigura le une nelle altre, esprimendo in questo modo la pluralità del mondo sensoriale.

 

I libri di poesia di Rosa Alice Branco:
Concerto ao Vivo, & etc., Lisboa, 2012
Gado do Senhor, & Etc., Lisboa, 2011
O Mundo Não Acaba no Frio dos Teus Ossos (pensa ela), Vila Nova de Famalicão, Quasi Editores, 2009.
Amor quanto baste (desenhos de Paulo Neves), Ed. Gémeos R., Porto, 2005.
Animal Volátil ( com Casimiro de Brito), Ed. Afrontamento, Porto, 20052 (1.a ed. 2002).
A Palmeira de Kairouan (fotografia de Rui Mendonça), Ed. Gémeos R., Porto, 2003.
Soletrar o dia – Obra Poética (1988-2002), Ed. Quasi, Famalicão, 2002.
Da Alma e dos Espíritos dos Animais; Porto, Campo das Letras, 2001.
O Último Traço do Pincel , Ed. Limiar, Porto, 1997.
A Mão Feliz, Ed. Limiar, Porto, 1994.
Monadologia Breve, Ed. Limiar, Porto, 1991.
Animais da Terra, Ed. Limiar, Porto, 1988.

 

Uno speciale ringraziamento a Rosa Alice per aver scritto ciò che ha scritto e per aver letto ciò che ho scritto io.

Valeria Tocco

 

 

21.07.12

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